Come vive il porcino: micorriza, clima e segnali del bosco
Il porcino che trovi nel bosco è solo la parte visibile di un organismo molto più grande, che vive sottoterra per anni e dipende dagli alberi intorno. Capire come funziona questo organismo è il modo migliore per capire quando e dove cercarlo. In questa guida mettiamo in fila quello che sanno i micologi, con un occhio a come lo usiamo nelle previsioni di Scovafunghi.
In breve. Il porcino vive in simbiosi con le radici degli alberi. Una buttata parte quando una pioggia abbondante bagna in profondità il suolo, meglio se seguita da un calo di temperatura; i primi porcini escono dopo una o due settimane e ciascuno cresce in pochi giorni. Preferisce suoli acidi, ricchi di humus, sotto faggi, abeti, castagni e querce.
Il fungo vero è sottoterra: il micelio
Quello che chiamiamo porcino è il corpo fruttifero, cioè l'organo che serve a produrre e disperdere le spore. Il fungo vero e proprio è il micelio: una rete di filamenti sottilissimi, le ife, che si estende nei primi centimetri di suolo e può vivere per decenni.
Il ciclo comincia dalle spore, prodotte a milioni nei tubuli della "spugna" sotto il cappello. Quando una spora cade su un terreno abbastanza umido germina e forma un filamento. Due filamenti compatibili si fondono e danno origine al micelio fertile, che cresce lentamente nel suolo. È un organismo poco competitivo: da solo, senza un albero a cui legarsi, non sopravvive. È anche per questo che il porcino non si riesce a coltivare come lo champignon.
La simbiosi con gli alberi: la micorriza
Il porcino è un fungo ectomicorrizico: le sue ife avvolgono le radichette più sottili degli alberi, formando un manicotto, e si insinuano tra le cellule esterne della radice senza entrarvi. Questa struttura, chiamata rete di Hartig, è il punto di scambio tra i due organismi.
- Il fungo, con la sua rete di ife molto più estesa delle radici, assorbe dal suolo acqua, azoto, fosforo e altri minerali e li cede all'albero.
- L'albero restituisce al fungo gli zuccheri prodotti con la fotosintesi, che il fungo non è in grado di fabbricare.
È un accordo vantaggioso per entrambi, e ha una conseguenza pratica: senza alberi vivi e in salute non ci sono porcini. Dopo un taglio raso il micelio resta senza nutrimento e la produzione crolla per anni; nei boschi giovani i porcini arrivano solo quando le piante hanno raggiunto una certa età.
La "memoria" del bosco
Due versanti vicini, con la stessa pioggia, possono dare risultati opposti: uno pieno di porcini, l'altro vuoto. Spesso la differenza sta nello stato di salute degli alberi e del micelio. Un'estate di siccità, un attacco di insetti o una defogliazione anticipata riducono gli zuccheri che arrivano alle radici, e un micelio "a corto di energie" può restare fermo anche con piogge autunnali ideali. Allo stesso modo, una zona che ha prodotto molto per anni a volte rallenta, mentre il micelio si sposta ai margini. Le previsioni descrivono le condizioni del momento: la storia del singolo bosco la conosce solo chi lo frequenta. Per questo nel diario di Scovafunghi puoi segnare le tue uscite e scoprire come rispondono i tuoi boschi.
Cosa fa partire una buttata
Il passaggio dal micelio che cresce sottoterra ai primi abbozzi di funghi, i cosiddetti "pallini", dipende da alcuni segnali precisi.
1. Una pioggia che bagni in profondità
Non basta che piova: l'acqua deve arrivare ai primi 20-30 cm di suolo, dove vive il micelio. Contano tre cose:
- La quantità. Una pioggia di pochi millimetri si ferma sulle foglie e sulla lettiera. Con 10-20 mm in autunno si vede al più qualche fungo sparso: per una buttata vera servono di solito 30-40 mm in pochi giorni, e ancora di più se il terreno arrivava da settimane di siccità o in estate, quando il suolo evapora molto più in fretta.
- La distribuzione. Una pioggia distribuita su uno o due giorni penetra meglio di un nubifragio: con 100 mm in poche ore gran parte dell'acqua scorre via in superficie, soprattutto sui pendii ripidi.
- Il drenaggio. Anche l'eccesso fa male: un suolo che resta fradicio per giorni manca di ossigeno e il micelio rallenta.
2. Un calo di temperatura
Molti cercatori lo sanno per esperienza: le buttate migliori arrivano quando la pioggia porta con sé un abbassamento delle temperature, tipico del passaggio da un periodo caldo a una perturbazione atlantica. Il raffreddamento del suolo è uno dei segnali che spingono il micelio a fruttificare. Non è però una condizione indispensabile: buone buttate si osservano anche senza un vero calo termico, purché pioggia e temperature siano adatte.
3. Giorni miti e senza vento secco
Dopo la pioggia servono giorni tranquilli: temperature miti, umidità alta, poco vento. Il vento secco e le giornate molto calde asciugano lettiera e primi centimetri di suolo, e i primordi appena formati si seccano prima di crescere. Anche le notti troppo fredde, con minime vicine allo zero, bloccano la crescita, soprattutto delle specie che amano il caldo.
Quanto ci mette un porcino a nascere e a crescere
Bisogna distinguere due tempi.
- Il tempo sottoterra: dalla pioggia alla comparsa dei primi porcini passano di solito 7-14 giorni, con una finestra più ampia tra 10 e 20 giorni in funzione della specie, della quota e della temperatura. Con il fresco il micelio lavora più lentamente: in alta montagna e a fine stagione i tempi si allungano.
- Il tempo in superficie: una volta spuntato, un porcino cresce soprattutto assorbendo acqua, più che moltiplicando le cellule. In condizioni ideali raggiunge una buona taglia in 3-7 giorni; con le notti fredde di montagna può servire il doppio. Il cappello cresce di uno o due centimetri al giorno, e dopo una notte di nebbia o di forte rugiada può allargarsi molto in poche ore.
Una buttata dura in genere due o tre settimane, con il picco intorno ai 10-16 giorni dalla pioggia. Più piogge ravvicinate possono sovrapporre più ondate e allungare la stagione. Trovi i dettagli pratici nella guida quando nascono i porcini.
Suolo e alberi: dove può vivere un porcino
Il suolo
Boletus edulis e Boletus pinophilus sono specie acidofile: preferiscono suoli da moderatamente a fortemente acidi, con un pH indicativamente tra 4 e 6, su rocce silicee come graniti, arenarie e scisti. Un buon indizio sul campo è uno strato spesso e soffice di humus scuro e un sottobosco con mirtillo, brugo, felci.
Il porcino nero (Boletus aereus) e l'estatino (Boletus reticulatus) sono più tolleranti: crescono anche su suoli neutri o moderatamente calcarei, nei querceti e nei castagneti più caldi. Nei terreni nettamente calcarei, invece, l'edulis è raro.
Gli alberi
Il porcino è tra i funghi capaci di associarsi con il maggior numero di alberi. In Italia i partner principali sono:
- faggio, abete bianco e abete rosso, in montagna;
- castagno e querce (rovere, cerro, roverella, farnia), in collina;
- pini (silvestre, nero, cembro, laricio), soprattutto per il pinophilus;
- più raramente betulla, carpino e tiglio.
Nei lariceti puri il porcino è raro: il larice si associa soprattutto con altri boleti, i lariciofili del genere Suillus. Dove il larice è mescolato ad abeti o pini cembri il porcino torna a comparire.
Ogni specie ha le sue preferenze: le trovi nella guida alle quattro specie di porcini.
Un porcino, tanti aspetti
Il Boletus edulis cambia molto aspetto a seconda dell'albero, del suolo e della quota: cappello quasi bianco, giallo, bruno chiaro o scuro, gambo slanciato o tozzo. In passato molte di queste forme erano state descritte come specie diverse, con nomi come Boletus persoonii (forma bianca), Boletus venturii (forma gialla) o Boletus betulicola (forma delle betulle). Le analisi del DNA degli ultimi vent'anni hanno mostrato che si tratta della stessa specie: sono forme ecologiche, non specie distinte. Le stesse analisi hanno ridisegnato il genere Boletus, spostando in altri generi molti boleti a pori gialli o rossi.
I "funghi spia": leggere il bosco prima dei porcini
Nel bosco le specie fungine compaiono in una sequenza abbastanza regolare, legata all'umidità del suolo e alla temperatura. I cercatori esperti usano alcune di queste specie come segnali.
- Finferli (Cantharellus cibarius): rispondono presto alla pioggia. Se ci sono solo finferli, il terreno può essere ancora troppo bagnato o freddo per i porcini.
- Boleto dal piede rosso (Neoboletus erythropus): un boleto a pori rossi e carne che diventa blu al taglio, spesso considerato dai cercatori un annuncio dei porcini nelle stesse stazioni.
- Ovolo malefico (Amanita muscaria): il fungo rosso a puntini bianchi, velenoso, che vive con gli stessi alberi del porcino nelle faggete e nelle peccete.
- Prugnolo bastardo (Clitopilus prunulus): il "fungo spia" per eccellenza, piccolo e biancastro, che compare spesso a pochi centimetri dai porcini perché ama le stesse condizioni.
Attenzione al "fungo spia". Clitopilus prunulus è commestibile, ma si confonde facilmente con alcune Clitocybe bianche velenose che crescono negli stessi ambienti. Si riconosce dall'insieme di quattro caratteri: forte odore di farina fresca, lamelle che da bianche diventano rosate, lamelle che si staccano facilmente dal cappello, carne molto fragile. Se non sei sicuro, usalo solo come segnale e non raccoglierlo. Per ogni dubbio rivolgiti all'Ispettorato Micologico dell'ASL.
I sosia del porcino
I porcini veri hanno carne bianca che non cambia colore al taglio, tubuli bianchi poi gialli e verde oliva, gambo pieno con un reticolo chiaro. Il sosia più insidioso è il boleto amaro (Tylopilus felleus): carne bianca che non vira, ma pori che diventano rosati e un reticolo scuro e grossolano sul gambo. Non è mortale, ma è amarissimo e può dare disturbi intestinali: un solo esemplare rovina un intero piatto. Gli altri sosia, a pori gialli o rossi e con carne che diventa blu, si riconoscono più facilmente. Trovi schede e confronti nella guida ai funghi simili al porcino.
Il rischio vero, nel bosco, viene dai funghi a lamelle: le amanite mortali (Amanita phalloides e simili) causano intossicazioni che si manifestano solo dopo 6-24 ore, quando le tossine hanno già raggiunto il fegato. In caso di malessere dopo aver mangiato funghi selvatici chiama subito il 118 o un centro antiveleni, anche se i sintomi sembrano lievi.
Raccogliere senza danneggiare il bosco
Le regole di raccolta, dal tesserino ai 3 kg al giorno, servono anche a proteggere il micelio. Alcuni punti fermi:
- Lascia i porcini troppo piccoli. Un primordio raccolto non ha ancora disperso spore; in due o tre giorni avrebbe moltiplicato il suo peso. Molte regioni fissano una dimensione minima del cappello.
- Usa un cestino aerato, mai buste di plastica: le spore si disperdono lungo il cammino e i funghi non si rovinano.
- Pulisci sommariamente sul posto e ricopri la piccola buca con terra e foglie.
- Non rastrellare e non calpestare inutilmente la lettiera: è il fattore che danneggia di più.
E il vecchio dibattito tra chi taglia il gambo e chi lo svita? Uno studio durato quasi trent'anni in Svizzera, condotto dall'Istituto federale di ricerca WSL, ha confrontato le due tecniche e non ha trovato differenze sulla produzione degli anni successivi: per il micelio conta molto di più il calpestio del terreno. Estrarre il fungo intero ha però un vantaggio pratico: conserva la base del gambo, utile per il riconoscimento. Le regole complete sono nella guida alla raccolta dei funghi.
Come usiamo tutto questo nelle previsioni
Il modello di Scovafunghi traduce queste conoscenze in calcoli sui dati meteo del tuo bosco:
- cerca le piogge utili, contando l'acqua che arriva davvero al suolo: le piogge di 10-20 mm valgono poco, servono più millimetri dopo la siccità e d'estate, e i nubifragi pesano meno;
- somma in un unico periodo le piogge della stessa settimana e tiene una piccola memoria delle buttate, per cui dopo buttate forti la successiva viene stimata un po' più scarsa;
- valuta il calo termico dopo la pioggia come fattore che rafforza la buttata;
- fa avanzare l'ondata di nascite più lentamente con il fresco e più in fretta con il caldo;
- stima l'umidità del suolo giorno per giorno e tiene conto di vento secco, gelate e neve;
- usa una finestra di temperatura e di stagione diversa per ognuna delle quattro specie, e una diversa tolleranza ai suoli calcarei.
Il risultato dice quanto il bosco è nelle condizioni giuste, non quanti porcini ci sono: quello dipende anche dalla salute del bosco e dalla storia del micelio. Trovi tutti i dettagli in come funzionano le previsioni.
Per approfondire
- Hall I.R., Lyon A.J.E., Wang Y., Sinclair L. (1998). Ectomycorrhizal fungi with edible fruiting bodies 2. Boletus edulis. Economic Botany 52: 44-56.
- Salerni E., Perini C. (2004). Experimental study for increasing productivity of Boletus edulis s.l. in Italy. Forest Ecology and Management 201: 161-170.
- Egli S., Peter M., Buser C., Stahel W., Ayer F. (2006). Mushroom picking does not impair future harvests: results of a long-term study in Switzerland. Biological Conservation 129: 271-276.
- Martínez de Aragón J., Bonet J.A., Fischer C.R., Colinas C. (2007). Productivity of ectomycorrhizal and selected edible saprotrophic fungi in pine forests of the pre-Pyrenees mountains, Spain. Forest Ecology and Management 252: 239-256.
- Dentinger B.T.M. et al. (2010). Molecular phylogenetics of porcini mushrooms (Boletus section Boletus). Molecular Phylogenetics and Evolution 57: 1276-1292.
- Legge 23 agosto 1993, n. 352, e D.P.R. 14 luglio 1995, n. 376, sulla raccolta e commercializzazione dei funghi.