Intossicazioni da funghi: sindromi, sintomi e cosa fare
Ogni anno in Italia centinaia di persone finiscono al pronto soccorso per aver mangiato funghi, e alcune muoiono. Quasi sempre l'errore nasce da una certezza sbagliata: "questo lo conosco". In questa guida spieghiamo come agiscono i funghi velenosi, perché i tempi dei sintomi sono così importanti e cosa fare subito.
Se hai mangiato funghi e stai male, o hai un dubbio: chiama subito il 118 o vai al pronto soccorso, anche se i sintomi sembrano lievi o sono passati. Porta con te gli avanzi dei funghi, crudi o cotti, e anche gli scarti della pulizia. Non aspettare e non provare rimedi casalinghi.
La regola dei tempi: breve o lunga latenza
I medici dividono le intossicazioni da funghi in due grandi gruppi, in base al tempo che passa tra il pasto e i primi sintomi.
- Latenza breve (meno di 6 ore): di solito il veleno agisce sullo stomaco, sull'intestino o sul sistema nervoso. Sono intossicazioni spesso violente ma, nella maggior parte dei casi, non mortali.
- Latenza lunga (oltre 6 ore, a volte giorni): è il segnale più pericoloso. Il veleno è già stato assorbito e sta danneggiando fegato o reni. Le intossicazioni mortali appartengono quasi tutte a questo gruppo.
Attenzione: se in un pasto ci sono funghi diversi, i sintomi rapidi di una specie possono mascherare quelli tardivi di un'altra. Per questo il medico deve sapere tutto ciò che è stato mangiato.
Le sindromi a lunga latenza
Sindrome falloidea
È la più grave e la causa della maggior parte delle morti. La provocano le amanitine contenute nella tignosa verdognola, nelle amanite bianche, nella galerina marginata e in molte piccole lepiote. Bastano poche decine di grammi di fungo fresco.
- Latenza (6-24 ore, a volte di più): nessun disturbo, mentre le tossine raggiungono il fegato.
- Fase intestinale: vomito, dolori addominali e diarrea violenta, con grave disidratazione.
- Falso miglioramento (2°-3° giorno): i sintomi sembrano attenuarsi, ma gli esami del sangue mostrano il danno al fegato.
- Fase epatica (dal 4° giorno): insufficienza del fegato e spesso dei reni. Nei casi più gravi serve il trapianto di fegato.
La cottura, l'essiccazione e il congelamento non distruggono le amanitine. Prima si arriva in ospedale, più efficaci sono le cure.
Sindrome orellanica
La causano il cortinario orellano e specie affini. I primi sintomi (sete intensa, nausea, dolori lombari) possono comparire da 2 giorni fino a 3 settimane dopo il pasto. Il bersaglio sono i reni: il danno può essere permanente e richiedere la dialisi. Proprio il lungo intervallo rende difficile collegare il malessere ai funghi.
Sindrome giromitrica
È dovuta alla falsa spugnola e a funghi affini. Dopo 6-24 ore compaiono disturbi intestinali, poi possono seguire danni al fegato e al sistema nervoso. Sono tossici anche i vapori che si sprigionano durante la cottura.
Sindrome paxillica e rabdomiolisi
Sono due sindromi particolari, legate al consumo ripetuto. Il paxillo può scatenare una reazione immunitaria che distrugge i globuli rossi. L'agarico equestre, mangiato in grandi quantità per più pasti, è stato collegato a un danno muscolare grave (rabdomiolisi).
Le sindromi a breve latenza
Sindrome gastrointestinale
È la più frequente. Da 30 minuti a 3-4 ore dopo il pasto compaiono nausea, vomito, dolori e diarrea. La provocano molte specie: l'entoloma livido, il fungo dell'olivo, l'agarico tigrato, il porcino malefico, il falso chiodino, l'agarico xantoderma, ma anche funghi commestibili mangiati crudi, poco cotti o mal conservati.
Sindrome muscarinica
Dopo 15 minuti-2 ore: sudorazione abbondante, salivazione, lacrimazione, pupille strette, calo della pressione e del battito. È causata dalle inocibi e dalle piccole clitocibi bianche. Esiste un antidoto efficace, l'atropina.
Sindrome panterinica
Da 30 minuti a 3 ore: agitazione, confusione, euforia o allucinazioni, poi sonnolenza profonda. È dovuta all'ovolo malefico e alla tignosa bruna.
Sindrome coprinica
Alcuni coprini, come il Coprinopsis atramentaria, sono innocui da soli ma, se si beve alcol nei giorni vicini al pasto, provocano rossore al volto, palpitazioni e malessere, come il farmaco usato contro l'alcolismo.
Le intossicazioni "da funghi buoni"
Non tutte le intossicazioni sono colpa di funghi velenosi. Molti casi riguardano funghi commestibili:
- mangiati crudi o poco cotti: chiodini, spugnole, mazze di tamburo e molte altre specie sono tossiche se non cotte a fondo;
- vecchi o mal conservati: un fungo in decomposizione o tenuto in un sacchetto di plastica fa male come qualunque cibo avariato;
- in quantità eccessive: i funghi sono poco digeribili; si consiglia di non superare qualche centinaio di grammi a settimana;
- raccolti in zone inquinate: i funghi accumulano metalli pesanti, quindi niente raccolta vicino a strade trafficate, discariche o campi trattati;
- per intolleranza personale: alcune persone non tollerano certe specie.
Cosa fare in caso di sospetta intossicazione
- Chiama il 118 o vai al pronto soccorso più vicino. Puoi contattare anche un Centro Antiveleni: rispondono 24 ore su 24.
- Porta i resti: avanzi del pasto, funghi crudi, scarti della pulizia. Servono al micologo per riconoscere la specie e al medico per scegliere la cura.
- Avvisa chi ha mangiato con te, anche se sta bene: potrebbe essere nella fase senza sintomi.
- Non prendere iniziative: niente latte, alcol, farmaci o rimedi popolari.
Come evitarle: la prevenzione
- Fai controllare tutto il raccolto all'Ispettorato Micologico dell'ASL: il servizio è gratuito.
- Raccogli i funghi interi, con la base del gambo: la volva delle amanite è spesso sotto terra.
- Non fidarti dei metodi popolari: aglio, argento e lumache non dicono nulla sulla tossicità.
- Non regalare né accettare funghi non controllati.
- Le app e le foto non bastano: non riconoscere mai un fungo solo da un'immagine.